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Il Ritratto di Dorian Gray, l’opera letteraria forse
più significativa di Oscar Wilde, viene trasposta e
riscritta in musical incrociando l’estro e il talento
di Tato Russo, reduce da un prestigioso encomio al Global
Theatre museum di Londra per una sua personalissima versione
del “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare.
Uno spettacolo ricco, in perfetto stile West End, con un’infinita
policromia di atmosfere e personaggi più o meno fedeli
alla scrittura originale per tratteggiare il manifesto esemplare
di un’epoca, ed ossequiarne estetismo, gusto gotico,
magia.
Il ruolo del protagonista è affidato all’interpretazione
di un Michel Altieri irriconoscibile, tramutatosi in biondo,
glaciale e spietato principe gentile di chiara ispirazione
alla figura di David Bowie, archetipo del dandismo contemporaneo.
Così pure nitidi i suoi riferimenti alle immagini eleganti,
inquietanti di George Harrells e del cinema muto inizio ‘900
studiati per delineare al meglio l’intensità
espressiva, la postura di un applaudito e riuscito Dorian.
Silvia Dolfi, abile nel muoversi con grande incisività
tra registro lirico e leggero è Sibyl Vane, Luca Biagini,
l’inconfondibile voce di John Malcovitch, è Lord
Henry, Filippo Brunori un Basil accorato e poderoso, Katia
Terlizzi una Gladys cristallina e stregata dal fascino noir
di Dorian, mentre è Irene Fargo a riportare consensi
entusiastici come attrice nel sinuoso e drammatico personaggio
di Maryanne.
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“Ci sono veleni tanto sottili che per conoscerne
le proprietà occorre subirne gli effetti...”
E così i peccato diventa motore di ricerca esistenziale
del progresso in accordo con le idee dell’etica superiore.
Il mondo invecchierebbe, impallidirebbe senza di esso.
L’evoluzione è legge della vita e, come individualismo,
è cosa pratica. L’uomo non ricerca nè
il piacere nè il dolore, ma semplicemente la vita e,
per conseguenza estrema, l’artista ha necessità
di godere della libertà assoluta... Libero da ogni
legame con la società, libero dai sentimenti e da ogni
altra forma “coatta” che lo limiterebbe nella
sua capacità di ricerca del bello. Oscar Wilde porta
la dottrina estetica alle sue estreme conseguenze e “Il
ritratto di Dorian Gray” diventa testo esemplare dell’estetismo
decadente. Dorian Gray, storia di decadenza morale e declino
del protagonista verso un abisso di corruzione, ma anche forse
condanna moralistica del vizio e sua punizione. Quadro-specchio
dell’ambiguo rapporto tra bene e male dell’eroe
decadente, immutabile sofferenza dell’anima sospesa
tra la perfezione dell’arte e la precarietà dell’esistenza.
Una ribellione da parte dell’autore e duro colpo assestato
al già più fragile equilibrio della incartapecorita
società vittoriana. Dorian Gray, un romanzo in realtà
più complesso e inquietante di come potrebbe apparire
a una prima lettura: decadenza, dandysmo, snobismo, possono
quindi essere definiti come termini di rifiuto a quanto proposto
da quella società e che rimandano facilmente agli aspetti
negativi dell’emotivo clima simbolista.
Simbolismo come “NO” a tutta una serie di cose
contemporanee, reazione al moralismo, al razionalismo e al
materialismo che andavano affermandosi verso la fine di quel
secolo. Strano come lo stesso autore, all’apice della
carriera, fu processato per sodomia, scandalo senza pari nell’Inghilterra
vittoriana, e condannato a due anni di lavori forzati che
lo rovinarono sia finanziariamente che psicologicamente, fino
a indurlo poco prima della morte, nel 1900, a convertirsi
al cattolicesimo! Immagino che, detto ciò, ci siano
idee e suggerimenti per più musical e quindi la regia
ha dovuto, “navigare” tra tanto materiale a volte
solido, a volte liquido, a volte freddo, a volte magmatico,
tentando di dare una chiara visione degli umori dell’epoca.
Musiche forti, robuste, ricche di emozioni, e poi sottili,
quasi spente, e silenziose, e cariche di dolore e piene di
voglia di vivere e di riaffermare lo stesso principio di libertà.
Io penso che l’uomo non cerchi la sofferenza ma la felicità
e verso questa propenda, ho voluto stare vicino a Tato proprio
per fare un viaggio nella “sua” sofferenza e nel
“suo” tempo mentale per comprendere un artista
così poliedrico e carico di vitalità, per capire
come utilizza, modella e trasforma questa sua forma estetica
tra “bene e male” oggi, come ieri.
Tonino Accolla
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- aggiornata a giugno 2004 -
“Michel Altieri, superbo e raffinato
protagonista, rivela quel giusto tratto intrigante di perversione,
quel fascino fatale che nasconde un’interiorità
consumata dall’aberrazione. Le sicure doti canore e
interpretative ne fanno un interprete di grande carisma.”
P.E. –IL GAZZETTINO-
“…Un musical di singolare
forza creativa, cui conferisce una nota inedita di impeto
e freschezza, la notevole prestazione del protagonista Michel
Altieri che, oltre alle capacità vocali, dimostra di
aver studiato a fondo la psicologia dell’antieroe nero
e profano che gli è stato affidato a cui regala, nella
figura atletica, il turbamento di una malata tenerezza.”
Enrico Groppali –IL GIORNALE-
“Il fascino ambiguo del biondo
Michel Altieri, perfetto nella parte del dandy algido e distante…”
Simona Maggiorelli –LA NAZIONE- 
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“Michel Altieri, calato ad arte in un personaggio
seducente, noir con chiari riferimenti al dandy per eccellenza
David Bowie, in un’atmosfera gotica di grande coinvolgimento
per il pubblico delle nuove generazioni”
-AVANDGARDE LIFE-
“Ma il vero pezzo forte è
Dorian Gray. Michel Altieri ha sfatato lo stereotipo del belloccio
di turno dimostrando una professionalità rara. In scena
per l’intera durata dello spettacolo, Altieri ha sostenuto
i ritmi, da vertigine, della storia, con una carica da vendere.
Nel suo portamento “ingessato” da fine secolo,
è stato un perfetto Dorian: di una bellezza cromaticamente
mediterranea, anche nella parte di tubercolotico dall’occhio
ceruleo ha mantenuto il suo fascino. Ma il merito di Altieri
sta in altro: voce possente e ottima interpretazione sono
alla base di tutta la sua presenza in scena. Ha dichiarato
di essersi ispirato a David Bowie e infatti sembra uscito
dalla copertina di Hunky Dory: è la bellezza di Dorian
personificata.
…Gli attori sono protetti grazie al velo, dai fiori
che piovono in piena, ma anche dalla foga con cui molte ragazzine,
e non solo, si fonderebbero sul palco verso il “divino”
Altieri”
Carmen Loiacono –IL DOMANI-
“Tato Russo affida il ruolo di Dorian ad un solido
interprete che già aveva saputo reggere bene la parte
di Renzo Tramaglino ne I Promessi Sposi: protagonista è
l’eclettico Michel Altieri: preparato e versatile artista
di musical e di prosa..”
Roberto Canziani –IL PICCOLO-
“…Ci piace segnalare la buona
prova dell’attore principale Michel Altieri, bellissimo,
infelice e malvagio Dorian Gray”
Giuseppe Ranucci –IL TIRRENO-
“…Michel Altieri misterioso
ed affascinante Dorian gray.”
–IN CITTA’-
“Un impostazione quasi cinematografica
alla costruzione del dandy decadente e senza scrupoli. Convincenti
Altieri, Fargo e Biagini”
Edwige Vitaliano –IL QUOTIDIANO-
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“Michel Altieri è Dorian, credibile dall’inizio
alla fine e molto emozionante, una performance degna del miglior
musical theatre moderno.”
Marco D. Bellucci –PROVE APERTE-
“Ragazze in delirio per il nuovo Dorian Gray…
Centinaia di fans per il musical di Tato Russo interpretato
da Michel Altieri. Troppe! Tanto da richiedere la presenza
di qualche poliziotto.”
Vanni Fondi –CORRIERE DELLA SERA-
“La versione teatrale più spettacolare e
innovativa del capolavoro di Oscar Wilde”
–AVANGUARDE -
“…Lo spettacolo è sontuoso, i protagonisti
in gamba.”
Masolino D’Amico –LA STAMPA-
“…Michel Altieri, un Dorian
Gray biondissimo, moderno dandy dalla vocalità possente.”
Francesco Urbano –ROMA-
“Il Dorian Gray di Michel Altieri è un giovane
che tiene fama, sulla scena, alla bellezza del personaggio
di Oscar Wilde…Un ritratto che è indossato molto
bene dal suo protagonista.”
Carlo Rosati –IL TEMPO-
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“…Grande vitalità artistica
di Michel Altieri…innamorato di un corpo immortale.”
Nicola Morisco –LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO-
“Altro che Broadway: il musical è di casa sui
nostri palcoscenici. Imperdibile… piacerà a chi
ama le atmosfere gotiche”
Elena Buonanno –DONNA MODERNA-
“Il protagonista, l’apollineo Michel Altieri
è un credibile e sempre intonato Dorian ”
S.de St. –CORRIERE DEL MEZZOGIORNO-
“…Ammaliati dala bravura
e dal fascino del bravissimo Altieri.”
Anna Palmieri –NAPOLI PIU’-
“Immagini e suggestioni affidate ad un gran numero
di protagonisti capitanati da un generoso Michel Altieri”
Giulio Baffi –LA REPUBBLICA- 
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“…Il ritratto di Dorian Gray, insomma,
al pubblico piace, come pure l’interpretazione della voce
nera del musical, Michel Altieri che, smessi gli sdolcinati
e passionali panni del Renzo Manzoniano, si cala in modo elegante
ed efficace in quelli del peccaminoso e contorto Dorian.”
Giuseppe Giorgio –CRONACHE DI NAPOLI-
“Il Dorian di Michel Altieri, alto
e biondo, “Phisique du role” adeguato all’Adone
protagonista… conserva fissa quell’espressione
di incorruttibile bellezza che è la maschera dietro
la quale la perdizione della sua anima nasconde il patto col
diavolo.”
Franco De Ciuceis –IL MATTINO-
“Efficace e di grande effetto il Dorian Gray di
Michel Altieri…”
Pasquale Bellini –LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO-
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