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IL RITRATTO DI DORIAN GRAY
Liberamente tratto dal romanzo di Oscar Wilde

Con Michel Altieri, Luca Biagini, Irene Fargo
e con Silvia Dolfi, Pina Magri, Katia Terlizzi, Filippo Brunori, Sarah Falanga,
Umberto Noto, Giulio Liguori

Regia: Tato Russo
Musiche: Tato Russo e Mario Cervo
Arrangiamenti e orchestrazione: Giovanni Giannini
Scene: Uberto Bertacca
Costumi: Giusi Giustino
Coreografie: Aurelio Gatti
Orchestra: Teatro Bellini diretta da Mario Cervo
Programmatore orchestra virtuale: Maurizio Sansone
Disegno luci: Patrick Latronica
Collaboratore alla regia: Tonino Accolla
Assistente alla regia: Franco Travaglio
Stagione teatrale: 2002/03 2003/04




Il Ritratto di Dorian Gray, l’opera letteraria forse più significativa di Oscar Wilde, viene trasposta e riscritta in musical incrociando l’estro e il talento di Tato Russo, reduce da un prestigioso encomio al Global Theatre museum di Londra per una sua personalissima versione del “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare. Uno spettacolo ricco, in perfetto stile West End, con un’infinita policromia di atmosfere e personaggi più o meno fedeli alla scrittura originale per tratteggiare il manifesto esemplare di un’epoca, ed ossequiarne estetismo, gusto gotico, magia.

Il ruolo del protagonista è affidato all’interpretazione di un Michel Altieri irriconoscibile, tramutatosi in biondo, glaciale e spietato principe gentile di chiara ispirazione alla figura di David Bowie, archetipo del dandismo contemporaneo. Così pure nitidi i suoi riferimenti alle immagini eleganti, inquietanti di George Harrells e del cinema muto inizio ‘900 studiati per delineare al meglio l’intensità espressiva, la postura di un applaudito e riuscito Dorian. Silvia Dolfi, abile nel muoversi con grande incisività tra registro lirico e leggero è Sibyl Vane, Luca Biagini, l’inconfondibile voce di John Malcovitch, è Lord Henry, Filippo Brunori un Basil accorato e poderoso, Katia Terlizzi una Gladys cristallina e stregata dal fascino noir di Dorian, mentre è Irene Fargo a riportare consensi entusiastici come attrice nel sinuoso e drammatico personaggio di Maryanne.



“Ci sono veleni tanto sottili che per conoscerne le proprietà occorre subirne gli effetti...”
E così i peccato diventa motore di ricerca esistenziale del progresso in accordo con le idee dell’etica superiore. Il mondo invecchierebbe, impallidirebbe senza di esso.
L’evoluzione è legge della vita e, come individualismo, è cosa pratica. L’uomo non ricerca nè il piacere nè il dolore, ma semplicemente la vita e, per conseguenza estrema, l’artista ha necessità di godere della libertà assoluta... Libero da ogni legame con la società, libero dai sentimenti e da ogni altra forma “coatta” che lo limiterebbe nella sua capacità di ricerca del bello. Oscar Wilde porta la dottrina estetica alle sue estreme conseguenze e “Il ritratto di Dorian Gray” diventa testo esemplare dell’estetismo decadente. Dorian Gray, storia di decadenza morale e declino del protagonista verso un abisso di corruzione, ma anche forse condanna moralistica del vizio e sua punizione. Quadro-specchio dell’ambiguo rapporto tra bene e male dell’eroe decadente, immutabile sofferenza dell’anima sospesa tra la perfezione dell’arte e la precarietà dell’esistenza. Una ribellione da parte dell’autore e duro colpo assestato al già più fragile equilibrio della incartapecorita società vittoriana. Dorian Gray, un romanzo in realtà più complesso e inquietante di come potrebbe apparire a una prima lettura: decadenza, dandysmo, snobismo, possono quindi essere definiti come termini di rifiuto a quanto proposto da quella società e che rimandano facilmente agli aspetti negativi dell’emotivo clima simbolista.
Simbolismo come “NO” a tutta una serie di cose contemporanee, reazione al moralismo, al razionalismo e al materialismo che andavano affermandosi verso la fine di quel secolo. Strano come lo stesso autore, all’apice della carriera, fu processato per sodomia, scandalo senza pari nell’Inghilterra vittoriana, e condannato a due anni di lavori forzati che lo rovinarono sia finanziariamente che psicologicamente, fino a indurlo poco prima della morte, nel 1900, a convertirsi al cattolicesimo! Immagino che, detto ciò, ci siano idee e suggerimenti per più musical e quindi la regia ha dovuto, “navigare” tra tanto materiale a volte solido, a volte liquido, a volte freddo, a volte magmatico, tentando di dare una chiara visione degli umori dell’epoca.
Musiche forti, robuste, ricche di emozioni, e poi sottili, quasi spente, e silenziose, e cariche di dolore e piene di voglia di vivere e di riaffermare lo stesso principio di libertà.
Io penso che l’uomo non cerchi la sofferenza ma la felicità e verso questa propenda, ho voluto stare vicino a Tato proprio per fare un viaggio nella “sua” sofferenza e nel “suo” tempo mentale per comprendere un artista così poliedrico e carico di vitalità, per capire come utilizza, modella e trasforma questa sua forma estetica tra “bene e male” oggi, come ieri.

Tonino Accolla




- aggiornata a giugno 2004 -

Michel Altieri, superbo e raffinato protagonista, rivela quel giusto tratto intrigante di perversione, quel fascino fatale che nasconde un’interiorità consumata dall’aberrazione. Le sicure doti canore e interpretative ne fanno un interprete di grande carisma.
P.E. –IL GAZZETTINO-

…Un musical di singolare forza creativa, cui conferisce una nota inedita di impeto e freschezza, la notevole prestazione del protagonista Michel Altieri che, oltre alle capacità vocali, dimostra di aver studiato a fondo la psicologia dell’antieroe nero e profano che gli è stato affidato a cui regala, nella figura atletica, il turbamento di una malata tenerezza.
Enrico Groppali –IL GIORNALE-

Il fascino ambiguo del biondo Michel Altieri, perfetto nella parte del dandy algido e distante…
Simona Maggiorelli –LA NAZIONE-




Michel Altieri, calato ad arte in un personaggio seducente, noir con chiari riferimenti al dandy per eccellenza David Bowie, in un’atmosfera gotica di grande coinvolgimento per il pubblico delle nuove generazioni
-AVANDGARDE LIFE-

Ma il vero pezzo forte è Dorian Gray. Michel Altieri ha sfatato lo stereotipo del belloccio di turno dimostrando una professionalità rara. In scena per l’intera durata dello spettacolo, Altieri ha sostenuto i ritmi, da vertigine, della storia, con una carica da vendere. Nel suo portamento “ingessato” da fine secolo, è stato un perfetto Dorian: di una bellezza cromaticamente mediterranea, anche nella parte di tubercolotico dall’occhio ceruleo ha mantenuto il suo fascino. Ma il merito di Altieri sta in altro: voce possente e ottima interpretazione sono alla base di tutta la sua presenza in scena. Ha dichiarato di essersi ispirato a David Bowie e infatti sembra uscito dalla copertina di Hunky Dory: è la bellezza di Dorian personificata.
…Gli attori sono protetti grazie al velo, dai fiori che piovono in piena, ma anche dalla foga con cui molte ragazzine, e non solo, si fonderebbero sul palco verso il “divino” Altieri

Carmen Loiacono –IL DOMANI-


Tato Russo affida il ruolo di Dorian ad un solido interprete che già aveva saputo reggere bene la parte di Renzo Tramaglino ne I Promessi Sposi: protagonista è l’eclettico Michel Altieri: preparato e versatile artista di musical e di prosa..
Roberto Canziani –IL PICCOLO-

…Ci piace segnalare la buona prova dell’attore principale Michel Altieri, bellissimo, infelice e malvagio Dorian Gray
Giuseppe Ranucci –IL TIRRENO-

…Michel Altieri misterioso ed affascinante Dorian gray.
–IN CITTA’-

Un impostazione quasi cinematografica alla costruzione del dandy decadente e senza scrupoli. Convincenti Altieri, Fargo e Biagini
Edwige Vitaliano –IL QUOTIDIANO-





“Michel Altieri è Dorian, credibile dall’inizio alla fine e molto emozionante, una performance degna del miglior musical theatre moderno.”
Marco D. Bellucci –PROVE APERTE-

“Ragazze in delirio per il nuovo Dorian Gray… Centinaia di fans per il musical di Tato Russo interpretato da Michel Altieri. Troppe! Tanto da richiedere la presenza di qualche poliziotto.”
Vanni Fondi –CORRIERE DELLA SERA-

“La versione teatrale più spettacolare e innovativa del capolavoro di Oscar Wilde”
–AVANGUARDE -

“…Lo spettacolo è sontuoso, i protagonisti in gamba.”
Masolino D’Amico –LA STAMPA-

“…Michel Altieri, un Dorian Gray biondissimo, moderno dandy dalla vocalità possente.”
Francesco Urbano –ROMA-

“Il Dorian Gray di Michel Altieri è un giovane che tiene fama, sulla scena, alla bellezza del personaggio di Oscar Wilde…Un ritratto che è indossato molto bene dal suo protagonista.”
Carlo Rosati –IL TEMPO-




“…Grande vitalità artistica di Michel Altieri…innamorato di un corpo immortale.”
Nicola Morisco –LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO-

“Altro che Broadway: il musical è di casa sui nostri palcoscenici. Imperdibile… piacerà a chi ama le atmosfere gotiche”
Elena Buonanno –DONNA MODERNA-

“Il protagonista, l’apollineo Michel Altieri è un credibile e sempre intonato Dorian ”
S.de St. –CORRIERE DEL MEZZOGIORNO-

“…Ammaliati dala bravura e dal fascino del bravissimo Altieri.”
Anna Palmieri –NAPOLI PIU’-

“Immagini e suggestioni affidate ad un gran numero di protagonisti capitanati da un generoso Michel Altieri”
Giulio Baffi –LA REPUBBLICA-




“…Il ritratto di Dorian Gray, insomma, al pubblico piace, come pure l’interpretazione della voce nera del musical, Michel Altieri che, smessi gli sdolcinati e passionali panni del Renzo Manzoniano, si cala in modo elegante ed efficace in quelli del peccaminoso e contorto Dorian.”
Giuseppe Giorgio –CRONACHE DI NAPOLI-

“Il Dorian di Michel Altieri, alto e biondo, “Phisique du role” adeguato all’Adone protagonista… conserva fissa quell’espressione di incorruttibile bellezza che è la maschera dietro la quale la perdizione della sua anima nasconde il patto col diavolo.”
Franco De Ciuceis –IL MATTINO-

“Efficace e di grande effetto il Dorian Gray di Michel Altieri…”
Pasquale Bellini –LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO-